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Il progetto MoMCoach è nato dalla collaborazione di VereMamme con Dol's e Coaching & Training Strategy Group. Per avere un'idea dei benefici del coaching, "Rifletti con la Coach" è la rubrica che vi dà la possibilità di raccontare dei casi concreti e porre delle domande. La nostra coach risponderà fornendo nuovi spunti e aiutando a vedere il problema sotto una prospettiva diversa. Proviamo?

 

Il Coach, artista del far domande e del riflettere, gioca il ruolo di specchio e catalizzatore.

Creatore o creatrice di una sinergia positiva, offre alle persone accompagnate uno sguardo nuovo su se stesse e sulle situazioni che affrontano, aiutandole così a migliorare la loro performance, incoraggiandone al tempo stesso l’evoluzione personale e professionale.

Jane Turner

 

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Rifletti con la coach - Indice dei post

lunedì
feb072011

"Chi è Serena?"

Cara coach,
la tua pagina web è apparsa all'improvviso proprio quando ho iniziato a sentirmi totalmente persa.
Ho 33 anni, un bambino di 5 mesi e mi sento persa, anzi ecco come sono: chiusa in una bolla.
Nasco ricercatrice, finisco il mio dottorato di ricerca nell'anno in cui perdo mia madre e decido di partire per la francia per un post-doc, nonostante il mio compagno ritrovato nel momento più duro della morte di mia mamma mi implori di restare con lui e non partire.
Io parto nonostante lui sia contrario, e vivo un anno e mezzo in francia, ci vivo bene, mi sento in un paradiso, amo soprattutto i luoghi e imparo ad apprezzare le persone, il loro salutarti se le incroci per strada... imparo a vivere per me, ma purtroppo nonostante lui ci pensi seriamente nel momento della decisione finale decide di non raggiungermi: il mio contratto di un anno non ci garantirebbe abbastanza stabilità ha paura di non potersi affidare a me, ha paura di avere solo me come punto di riferimento, ha paura di allontanarsi dal suo mondo e allora torniamo al piano iniziale: torno io a casa.
Torno a casa, ma nel mio laboratorio non mi riaccolgono. Passano gli anni (2 ormai) e io mi arrangio fra ripetizioni e lavoretti varii arrivati per lo più grazie all'interesse della famiglia di lui. Scopro di adorare il lavoro con i bambini,  perdo la motivazione e l'ambizione necessarie al lavoro di ricercatrice, ma ancora lavoro a singhiozzi fra contratti e contrattini nello stesso campo, non abbandonando del tutto l'idea nonostante non mi impegni al 100% per conseguire il raggiungimento di quell'obiettivo.
Con il mio compagno le cose vanno sempre a tratti: grandi felicità e grandi distanze, come ora. E ora che il mio bambino è nato ho il terrore di diventare una mamma invisibile.
La mia dolcemetàtuttadunpezzo è una persona molto ben strutturata ormai mentre io ho ancora tanto su cui lavorare. Lui e la sua famiglia sembrano sempre sapere cosa va fatto ed io no ed anche quando ritengo di sapere cosa è giusto non riesco ad affermare senza rabbia le mie idee.
Io vivo nel dubbio, ma credo di stare facendo un ottimo lavoro col mio bambino,però quando mille voci si affollano intorno a me, vorrei shhhh zittirle tutte e seguire solo il mio istinto.
Lui è ordinato pulito ed efficiente ... io dico un maniaco del controllo.
Io sbadata rilassata e incasinata ... immaginerai la convivenza a cosa porti. Io divento rabbiosa, lui diventa poco rispettoso, e si accanisce a sottolineare i mille difetti che vede in me.
Ho provato a parlare con serenità dell'effetto distruttivo di atteggiamenti del genere, ma lui si irrigidisce su posizioni di separazione ed io mi ritraggo e  finisco sempre a giocare alla vittima e al carnefice ... ovviamente io nel ruolo di vittima ed è così che mi sento agli occhi della mia famiglia, meno presente per vari motivi.
Mi spaventa la visione lucida di questa situazione che tutto sembra rappresentare meno che un amore.
Ebbene invece quest'amore è stato splendido e mi ha aperto al mondo, ma ora questo stesso amore sembra chiudermi al mondo.
Le mia amiche-sorelle sono partite e andate lontano, alle nuove conoscenze faccio fatica ad aprirmi e alle volte ho paura di essere una mamma fantasma, mentre vorrei essere una mamma solida e serena, come il mio nome direbbe.
Rileggendo sembra il lamento di una donna a pezzi, eppure mi ritengo una donna in gamba e forte ... chi è Serena?


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Cara Serena,

la tua lettera, per quanto toccante e un po’ triste, ti confesso che mi ha fatto anche un po’ sorridere. Mi dicevo, eccone un’altra, anche lei “scivolata” sull’onda dei cambiamenti un po’ subiti, e della maternità. Capita a tante, ma la buona notizia è che si tratta di una fase transitoria evidentemente ora giunta al suo momento di svolta :)

Ti senti persa. Chiusa in una bolla. Con la paura che altri non ti vedano, un “fantasma” “invisibile”. E allora chi guida le redini della tua vita? E verso cosa? E qual è il progetto comune con tuo marito?

Sei, e trasuda da ogni tua parola, una donna forte, decisa, intelligente.  E credo che gli allontanamenti dal tuo “lui” dipendano dal fatto che vorrebbe che uscissi dalla tua bolla e tornassi con lui come eri e sei ancora.   Da quel che scrivi sembra che come lui non poteva accettare di dipendere da te, altrettanto tu non voglia dipendere da lui.  Bene, quindi è ora di ritrovare il vostro equilibrio.

Nella tua lettera non mi dici cosa vuoi ottenere, ma è chiaro che desideri una mano. Io ci sono, non tanto con lo spillo per bucare la bolla, ma per offrirti quel soffio che può riavvicinarti alla tua base sicura per poter tranquillamente allungare la mano e far sparire la bolla da sola. Come puoi fare in ogni momento. Coraggio!

domenica
set262010

Come diventare Imprenditrice?

Ritorno al lavoro dopo la seconda maternità. 11 anni di lavoro nella stessa azienda e mi ritrovo declassata nelle mansioni. Ambiente freddo e distaccato da parte del capo e della moglie, che nel frattempo ha preso il mio posto nella reception. Voglio andarmene, anche se amo il mio lavoro, e cercare un'occupazione da gestire da sola. Devo solo trovare l'obiettivo giusto a cui mirare. Ho bisogno di suggerimenti, per diventare "mamma imprenditrice di me stessa".

Erica

 

Cara Erica,

sento molta amarezza nelle tue righe ma non riesco a capire se il tuo “voglio andarmene e cercare un’occupazione da gestire da sola” è un desiderio autentico o una semplice via di fuga dalla situazione che ti rattrista.   Tu citi l’ambiente improvvisamente freddo e distaccato mettendolo in relazione al tuo rientro o alla tua seconda maternità, ma sei proprio sicura che dipenda da questo?

Spesso restiamo “vittime” dei nostri timori, dei nostri sensi di colpa e cerchiamo spiegazioni fra le sole nostre ipotesi senza verificarle direttamente, parlando apertamente con gli interessati, e spiegando i nostri dubbi e le nostre emozioni.

Ma  veniamo alla tua richiesta di suggerimenti (sai che il coach non può darne, vero? :).
L’attività imprenditoriale perché porti dei risultati richiede molto equilibrio, dedizione, interesse profondo, una forte motivazione all’obiettivo e, possibilmente, rispondere alla propria “missione.”  Materialmente, un budget di cui disporre da investire sul proprio progetto. Se queste cose ci sono allora vediamo come partire..:)

Come ti immagini da imprenditrice, che fantasie ti fai rispetto a te in questo ruolo? Cosa ti rende più felice fra le cose che fai? In quali occasioni ti senti pienamente realizzata? Quando senti che hai bene impiegato le tue doti,  le tue competenze?  Cosa deve avere per te un obiettivo perché sia “giusto”? Cos’è che ti viene meglio?

Queste sono solo alcune delle domande fondamentali che ti farei prima di fare qualunque passo.

Se lo desideri potrebbe esserti d’aiuto un “career coaching”, un percorso che ti aiuterebbe a trovare risposte a queste e molte altre domande, a trovare la tua direzione ed a pianificare il tuo progetto.

Ma fossi in te prima di tutto cercherei  di chiarire cos’è accaduto nella relazione fra te e i tuoi datori di lavoro. Se non altro per non incorrere nella medesima spiacevole esperienza quando sarai imprenditrice tu. Fammi sapere.
Con stima

Ioia



mercoledì
giu092010

La risposta a Mara

Questa era la domanda di Mara (qualcuno si riconosce?). Ed ecco il messaggio della coach:

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Cara Mara,
la tua lettera mi pare un soffocato grido d’aiuto e mi tocca profondamente.
Ad una prima lettura ho pensato che avessi rilevato dei “problemi” nella sfera familiare poi, invece, mi pare che il problema tu lo senta anche, e forse soprattutto, sul lavoro. Da cui la sensazione di fallimento.
Tocchi temi molto importanti: la differenza fra chi vorresti essere e chi ancora sei; il film che si ripete (che di solito significa che inconsciamente adotti qualche comportamento in maniera ripetitiva che alla fine genera sempre le stesse risposte -lo stesso “film”, potrebbe essere interessante scoprire qual è); la dicotomia fra chi sei e come ti presenti (o appari agli altri)…. Insomma sembra quasi che ci sia qualcosa che ti stia sfuggendo, qualche cosa che non riesci a cogliere pienamente di te e che non ti permette di progredire e costruire ciò che desideri. E questo ti genera un senso di instabilità.
Personalmente nelle tue parole sento un “movimento verso”. Verso quella donna che vuoi diventare (e magari manifestare).
Apri la tua mail con una specifica richiesta: un consiglio pratico. Ed eccoti ciò che posso dirti.
1. Ridimensiona i termini e ridurrai l’effetto negativo che hanno su di te (es. scoprirti un mostro-> scoprirti diversa; ho il terrore-> temo; (sentirti) un fallimento-> non ancora arrivata)
2. Trasforma le critiche in feed-back costruttivi: spesso le persone non ce l’hanno con te ma con le tue manifestazioni. Chiediti: cosa ho fatto o non ho fatto, cosa ho detto o non ho detto che può aver suscitato quell’impressione? Riflettici un po’ e poi sperimenta nuovi comportamenti.
3. Definisci chiaramente chi vorresti diventare: da cosa tu e gli altri vi accorgerete che lo sei diventata?
4. Confronta ciò che sei oggi con ciò che vuoi diventare. Cosa c’è che già va bene? Che cosa puoi aggiungere?
5. E in ultimo, cogli l’attimo. Fatti aiutare ad identificare ciò che ti impedisce di essere ed ottenere ciò che vuoi. Non so dove abiti ma credo tu sia nella condizione ottimale per ottenere da un breve percorso di coaching il massimo.
Spero di esserti stata utile. La tua coach
Ioia

lunedì
mag242010

Perchè all'improvviso mi sento un fallimento?

Cara coach,

vorrei da te un consiglio pratico per risolvere i  problemi di relazione di cui sento di aver preso, tutto d'un tratto, una consapevolezza che fa molto male. E' come aprire gli occhi e scoprirsi un mostro. Credevo di avere tutto nella vita (un bel lavoro, il matrimonio, i figli) e invece ora mi sembra solo di vedere un triste film che si ripete spesso: qualcuno si "innamora" di me o di una mia idea, forse perchè appaio forte, sicura e indipendente, ma poi tutta questa indipendenza dà origine a incomprensioni e tutta questa sicurezza rovina la relazione e mi si ritorce contro. Anzichè vedere le mie fragilità e il mio bisogno di sostegno e comprensione (che ci sono, eccome!!), molte persone vedono solo egoismo/egocentrismo e si allontanano non sentendosi valorizzate da me. Almeno questa è la mia interpretazione. Abituata ad eccellere in tutto, credo che l'ammirazione altrui sia stata sempre la mia droga, fin da bambina: insegnanti, genitori, colleghi... Soffro moltissimo, quando cerco di mettermi nei panni degli altri in base a quello che mi dicono, per la differenza enorme che vedo tra la persona equilibrata e carismatica che vorrei essere diventata alla mia bella età di trentasei anni, e questa specie di ragazzina immatura, come mi sento quando ricevo delle critiche. Ho il terrore di mancare del tutto di una parte fondamentale per la riuscita dei rapporti umani: la generosità e la condivisione. Hai presente cosa risponde spesso la giornalista che tiene la rubrica delle lettere del cuore sulla rivista? "Mia cara, si rilegga, ha parlato solo di sè. Lei, cara signora, è una bella merda"

Ecco. Ho il terrore che tutte queste critiche siano fondate, ho il terrore che i miei figli un giorno mi dicano  "hai pensato solo a te stessa". Per quanto cerchi di prendere questa fase di profonda incertezza su me stessa come un'opportunità, non posso fare a meno di sentirmi completamente destabilizzata in tutto quello che ritenevo fonte di soddisfazione e gratificazione, e profondamente in crisi. Un fallimento insomma. Cosa devo fare?

Mara

lunedì
feb082010

L'autorevolezza

Ciao!
Il mio problema è la non capacità di trasmettere autorevolezza.
Entrata da poco in una nuova azienda ho avuto la netta impressione che le persone in generale non percepissero né la mia posizione né la mia esperienza. Questo ha generato una scarsa considerazione da parte dei "managers" e un atteggiamento paritario da parte di persone di meno esperienza. La cosa curiosa è che ho percepito che le persone cogliessero le mie responsabilità solo dopo aver partecipato a un evento a cui vengono invitati solo i responsabili di azienda. Sembrava che avessero capito il mio peso solo dopo quell'evento.
Odio mettere per iscritto queste considerazioni perché nella mia  mentalità rifuggo dalle gerarchie e dal peso delle cariche ma sono anche un po' stanca di non vedermi mai riconosciuto un po' di rispetto.
La mia fama all'interno delle aziende è sempre di persona "fair" e noto con fastidio che avanzano sempre di più le persone più agguerrite e un po' aggressive. Non a caso i miei capi sono sempre di questa tipologia e non riesco mai a predominare rispetto a loro. Alla loro presenza mi faccio sempre piccola piccola.
La mia domanda è dunque: come tirare fuori la tigre che è in me? :)

Grazie,

Elena

 

Cara Elena,

partiamo con una semplice considerazione:  l’autorità la si acquisisce, in parte, con l’assunzione di uno status (in azienda riferito al grado gerarchico) ma l’autorevolezza è un qualcosa che si ottiene attraverso la relazione.    E il tipo di relazione che tu costruisci con gli altri dipende in primis da come tu ti percepisci  rispetto a loro e poi dai conseguenti  tuoi  comportamenti.  Gli altri rispondono “reattivamente”. 

Mi piacerebbe che tu potessi rivederti alla moviola, o comunque “fuori da te”, e provare di persona l’effetto che fai. Mi piacerebbe domandarti di raccontarmi parola per parola i tuoi primi incontri coi colleghi Manager ed i collaboratori, mi piacerebbe che mi descrivessi  le tue modalità di interazione, le parole che usi, la tua mimica, ciò che pensi  mentre sei con loro, ciò che provi. Quello che ti impedisce di mostrare ciò che sei veramente,  quel che sai, le tue capacità e competenze.  Come mai ti fai piccola piccola? Di cosa hai paura? Cosa succederebbe se altri ti vedessero come una persona autorevole? Cosa ci potresti perdere?
Queste sono solo le prime domande che ti farei per aiutarti a riflettere sulla cosa e ad individuaee quello che ti blocca. Fammi sapere se ti si accende qualche lampadina :) io sono qui.

Ioia