L'ottimismo e la semplicità
"No plan survives contact with the enemy"
Una delle maggiori fortune che possa capitarci, secondo me, è calarci completamente nei panni di qualcun altro diverso da noi, osservando come lavora e come pensa. Basta un giorno di questo esercizio per farsi delle domande importanti. Per le persone che lavorano in un ufficio, un'opportunità di confrontarsi con la realtà esterna (contro cui le loro idee sbatteranno) è data dall'affiancamento ad un agente di vendita e dal contatto diretto con i suoi clienti. In termini pratici significa che ti metti in macchina con lui e lo accompagni per tutto il giorno nelle sue visite, anticamere e panini al volo inclusi.
La frase di apertura che ho scelto, di origine chiaramente militare ma di applicazione universale (nessun piano materno sopravvive ad un treenne, per esempio) dice pressochè tutto.
La prima cosa che ti chiedi è quanta energia vitale ci vuole per mettersi in macchina ogni giorno e fare il giro di cinque, sei clienti per tirare su, se va bene, due o tre ordini. Io alla fine della giornata avevo la schiena a pezzi e i piedi doloranti. Il signore con cui ero lo fa da vent'anni.
La seconda cosa importante è il carattere: aperto, sempre sorridente, "spugna" dell'altrui negatività. Perchè in certi frangenti ti ritrovi a lasciar sfogare per mezz'ore intere le frustrazioni varie di chi ti sta di fronte, e in altri casi ti tartassano di domande e di lamentele, soprattutto le donne (dotate di molto senso pratico e molta chiacchiera, osservava il mio collega dall'alto della sua esperienza, ma che sono il vero motore di molte attività commerciali), oppure chiacchieri del più e del meno e ti sembra di perdere tempo.
Poi, l'uso semplice del linguaggio: spiegare i principi attivi di una crema in due minuti, o fare una battuta sull'irritabilità e l'insonnia in menopausa.
E infine l'accettazione serena del "fallimento", perchè molto spesso l'incontro non va a buon fine: "Aspettiamo ancora, ripassa tra un po' di tempo". E ti rimetti in macchina.
Quanta positività e flessibilità occorre per perseguire i propri obiettivi e i propri piani, cogliendone il cuore più semplice (quello che io ho studiato in ufficio per settimane per lui si riduce a due minuti di presentazione con qualcuno che va di fretta e ascolta con un solo orecchio) ed adattandoli alle diverse realtà (il punto vendita della zona "benestante" rispetto a quello di una zona "popolare"...), e quanta ancora ne occorre per tessere relazioni durature con clienti che sono prima di tutto persone, molto diverse tra loro, spesso anche a seconda del momento del giorno in cui li trovi.
Il tutto ridimensiona il mio lavoro, lo rimette in prospettiva e getta nuove luci sul mio ruolo, per esempio: meglio pensare da subito a cose che possono essere comunicate e rimanere impresse facilmente in due minuti mentre l'altro ascolta con un solo orecchio, e lasciar perdere tutto il resto.
Non so quale idea ci sia in giro dei lavori di vendita, molti sostengono che non potrebbero mai farlo per mancanza di furbizia, insistenza e capacità negoziale, ma spesso questo nasconde un certo snobismo nei confronti di alcune professioni. Per me osservare un bravo venditore è soprattutto un'opportunità per imparare qualcosa sull'ottimismo e sulla semplicità. Così come osservare mia madre che acquistava al mercato, trent'anni fa, mi ha detto molto sulla sfacciataggine e sulla cocciutaggine di un'acquirente.
Ma la furbizia e la malizia, no, quando il lavoro è tutto basato sulla relazione, non possono ripagare.
Neanche quelle spicciole:
"Ok allora dammene nove.."
"Nove pezzi?"
"No, nove grammi!"
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dom, aprile 18