(Mi scuso per il titolo. Lo so, è orribile, ma tant'è: chi capita qui ogni tanto ci è abituato)
Il fatto è che tempo fa, in seguito a vari articoli, libri ed eventi riguardanti le mamme attive in Rete e il loro rapporto con la politica (per esempio l'ondata di ribellione contro la Gelmini) o con il marketing (per esempio la visita di M. Bailey e il suo interessante seguito di commenti), avevo pensato di fare un mio piccolo punto sui concetti e preconcetti che riguardano la... categoria - termine assolutamente improprio - delle mamme blogger in questo particolare momento storico, e avevo cominciato a raccogliere qualche opinione. Compito un po' improbo, quindi c'è voluto del tempo e il risultato non è comunque che una sintesi, che rende conto solo di pochi aspetti e nonostante questo finisce con l'andare lunga (come al solito, abbiate pazienza. Ultimamente o taccio del tutto oppure ho la logorrea).
Uno spunto interessante veniva da questo articolo di più di un anno fa, da noi divenuto abbastanza attuale ora, che parla proprio dei luoghi comuni (o meglio "misconceptions", fraintendimenti) che circondano le blogger. E proprio nel parallelo tra blogger italiche e blogger americane risiede a mio avviso il nostro primo mito, è cioè che:
1. Le blogger americane sono professioniste scafate, mentre le italiane sono ingenue e facilmente turlupinabili con "le astuzie del marketing".
Che si senta il bisogno di un rapporto alternativo tra marketing e blog, laddove quelli americani sono spesso zeppi di pubblicità e gadget, è molto giusto, e più di un anno fa avevamo avuto una bella conversazione qui.
Ma da qui a considerare le blogger italiane facili prede di "persuasori occulti" nascosti tra le pieghe senza regole della nostra Rete...per fortuna, non funziona così. Funziona se una proposta è chiara, e le persone la accettano o la rifiutano secondo i loro personali parametri. Tutto qui, punto. Centinaia di messaggi promozionali e comunicati stampa vengono ignorati e cestinati da noi ogni giorno, mentre ci lasciamo coinvolgere in iniziative la cui base è la relazione tra persone: chiediamoci il perchè.
corollario razzista: il marketing è cattivo, i blog sono buoni. Come tutti i luoghi comuni che funzionano in bianco e nero, è falso. Solo le persone e il loro modo di lavorare fanno la differenza.
corollario ignorante: chi naviga e segue i blog è una povera disadattata isolata e quindi facilmente succube della pubblicità. No comment, passiamo oltre.
corollario etico o della regola dei "distinguo": guadagnare con la pubblicità è legittimo purchè sia chiaramente distinta dal resto, mentre parlare di prodotti nel blog lo inquina. La pubblicità "tabellare" (banner, concorsi) è una cosa specifica ed è giusto che abbia i suoi spazi. Mentre parlare di prodotti e servizi che fanno parte della nostra vita, in modo libero e sincero, non inquina nulla. Lo facciamo ogni volta che recensiamo un libro che abbiamo letto e che ci ha preso, libro che a tutti gli effetti è un prodotto, oppure quando raccontiamo di come abbiamo scelto il passeggino. Invece, parlare di un prodotto perchè si aderisce a una campagna di buzz (a me per esempio il buzz in senso stretto non è mai interessato) è una scelta, e basta che sia dichiarata.
Da chiarire anche che un banner pubblicitario non fa svoltare le tue finanze e non rappresenta un serio sostentamento, a meno che tu non abbia un portale da milioni di visite, ma qui veniamo al punto successivo.
2. Il blog viene visto come una possibile fonte di guadagno, e lavorare da casa la soluzione ideale per mamme disoccupate o in crisi da conciliazione.
Questa è un'interpretazione, alimentata da un certo facile giornalismo di costume, che più mi dà fastidio, e che finisce per assimilare un blog all'ultima spiaggia delle lavoratrici precarie e/o casalinghe disperate. Primo, non a tutte piace lavorare da casa (affatto). Secondo, un blog non è la panacea rispetto a tutti i problemi di lavoro e conciliazione che stiamo affrontando. Come se per incanto, voila’, un pc di qua, un "downshifting" di là, e via... Che figata. Ci sono mille motivi dietro un blog, ma non ci sono mai lavori a buon mercato. Offrire informazioni, creare reti di supporto, far conoscere un'attività, parlare di esperienze che accomunano, vivere green... e una miriade di altri argomenti. E poi, c'è chi non ha un blog per sviluppare reti nè attività, ma per motivi intimi e personali: uno spazio per sè, una libertà di espressione che altrove non c'è, un anonimato rassicurante o un mondo di nuove amicizie. Ma la loro vita lavorativa è "altro", trasformare il blog in un guadagno o in una fonte di visibilità non è assolutamente nelle loro intenzioni e prospettive, e quando avvertono questi ingranaggi si sentono a disagio. A queste persone, i discorsi fatti sub punto 1 non interessano un fico secco, e a ragione. E l'etichetta di mamma blogger, su cui a lungo disquisimmo qui, meno ancora.
Lo scenario più realistico è "solo" che tra i contatti generati da un blog e coltivati con amorose attività di relazione e network si generino visibilità e opportunità professionali: se sai scrivere, ma anche se sai disegnare, se sai arredare un giardino, se sai cucire vestitini, per dire. Questo è qualcosa di buono e valido, in cui, se se ne ha voglia, vale la pena investire, perchè funziona. Mi è capitato personalmente di mettere in contatto delle brave scrittrici, che non avrei mai conosciuto senza i loro blog, con qualche azienda che aveva bisogno di realizzare progetti editoriali (remunerati) e spero che, in un'ottica di collaborazione e stima, questo capiti sempre più spesso.
Corollario pernicioso: se sei brava diventi ricca e famosa (che invidia).
Trasformare un blog in una fonte di guadagno diretta è un lavoro lungo, un profondo fossato, come ha spiegato molto bene Jolanda. Eppure ci piace sempre credere nelle favole, e immaginare che la "rivelazione" dell'anno scriverà un libro, e cambierà la propria vita.
Chiediamo a Wonder se si sente così, oppure a Piattini che scrive per lavoro da un bel po', a Mammamsterdam che ha scritto un libro bellissimo, oppure a Luana, che ha varie pubblicazioni all'attivo e ha pure vinto il premio Massimo Troisi 2009. Citate solo poche di tutte quelle che mi vengono in mente, ma so che qui intorno ci sono solo persone che lavorano, si reinventano duramente ogni giorno, e non credo che si montino la testa perchè qualche migliaio di persone le sta leggendo: la vita non è mai una passeggiata per nessuno, sono ben altri i nostri pensieri.
3. Le mamme blogger si lasciano facilmente comprare da prodotti gratis.
Il punto è totalmente mal posto, anzi apodittico si direbbe in gergo forense, perchè nessuno si fa "corrompere" da nessuno. Alcune mamme della Rete considerano l'accesso a prodotti gratis come un'opportunità da cogliere, ma solo se il prodotto in questione è per loro utile, significativo e interessante., oppure se tutta l'operazione suscita curiosità, diverte, e così via. In questo caso rispondono, giustamente, che per loro non c'è nessun inganno e nessun problema.
Uno dei primi esempi lo abbiamo avuto proprio su VereMamme un anno fa: 15 blogger che, guarda caso, stavano allattando con il caldo e il mal di schiena, hanno ricevuto un cuscino da allattamento e l'hanno raccontato insieme: pro, contro, battute e suggerimenti. Alcuni subito accolti dall'azienda.
Il range di motivazioni e l'etica dello scambio/dono, nel partecipare ad azioni come queste, è in realtà molto più ampio e complesso di quello che vuole vedere chi parla di corruzioni, e con il tempo le aziende che offrono prodotti gratis (ovviamente per averne un ritorno) saranno in grado di relazionarsi sempre meglio con le persone e le loro motivazioni nell'accettarli, per renderlo uno scambio gratificante per entrambi. Magari lo capirano proprio attraverso i suggerimenti di quelle stesse persone (sta già accadendo, nulla mai è perfetto, ma sta accadendo).
4. Le mamme blogger scrivono di problemi di educazione e crescita dei bambini, e sono esperte di prodotti per l'infanzia.
Neanche per sogno, cioè mica tutte. Intanto basta darsi un'occhiata intorno (proprio QUI dentro intendo). Quando ricevo qualche mail accorata su alcuni problemi "tecnici" come tette e biberon declino e reindirizzo dolcemente: non sono un'esperta. L'articolo citato nota giustamente che, se ci limitassimo a questa cerchia ristretta di argomenti, ci sarebbe un ricambio continuo di blog di mamme, man mano che i bimbi crescono, e non è così. Ci sono molte più donne e molti più interessi in ballo (dai fumetti alla politica) della pappa e della nanna. Vivaddio.
Potremmo continuare l'elenco, ma soprattutto i commenti all'elenco (niente è scritto nella pietra, sono solo le mie opinioni) e mi piacerebbe che lo faceste voi. Ma mi sa che siete al mare, vero? Magari ci ritorneremo alla prima occasione.
Per ora tutto ciò che posso dire di aver capito è che conta solo la relazione, la fiducia, il divertimento... e di volta in volta i valori con cui ognuna di noi vorrà riempire di significato un'esperienza: quella, unica, della sua presenza in Rete.
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