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Le mamme di oggi sono molto diverse dalle generazioni precedenti.

In Italia, le donne che diventano mamme sono molto più preparate (scolasticamente) e informate che in passato, con una più alta percentuale di laureate, ad esempio, che tra gli uomini.

E non solo: le studentesse finiscono i corsi di laurea mediamente prima e con voti mediamente più alti degli uomini. Si arriva alla maternità sempre più tardi (media: 31 anni, in aumento anno dopo anno, e sono sempre di più le quarantenni) ma con una rete di aiuti insufficiente e una famiglia “allargata” che ormai non esiste più – se non ci fossero rimasti i nonni...! – il che ci lascia sole, impreparate, di fronte allo stress di gestire al meglio casa, lavoro, famiglie, relazioni.

“Barcamenarsi” nella ricerca del “perfetto” equilibrio sembra essere la parola chiave della mamma italiana del terzo millennio.

In questo scenario, due misure della realizzazione delle donne sono, in Italia, le più basse d’Europa: il tasso di occupazione e il tasso di natalità.

Sbagliamo a presentare e a leggere questi dati “solo” così, perchè non si tratta unicamente di indicatori di soddisfazione “personale”, si tratta soprattutto di fattori fondamentali di sviluppo di un paese. In altre parole, non è un problema individuale, è un problema della collettività.

Se non cominciamo in qualche modo ad aiutare le mamme oggi, le pari opportunità sono solo sulla carta. E, soprattutto, la società di domani sarà ancora più in crisi, ancora più povera: niente crescita, ne’ demografica, ne’ economica.

Infine, nonostante i modelli femminili siano molto più ricchi e poliedrici, ormai completamente diversi dal passato, i miti della mamma perfetta resistono intatti.

E così il conflitto tra eccesso di informazioni, consigli stile “manuale-so-tutto-io”, icone tradizionali, modelli ideali proposti dalla pubblicità, i messaggi ambivalenti da cui siamo bombardate (una donna deve lavorare e avere successo, certo... ma una mamma è sempre accanto ai suoi figli), e dall’altra parte la nostra drammatica mancanza di tempo, le nostre difficoltà di ogni giorno, i nostri onnipresenti sensi di colpa, tutto questo genera ansia, confusione, stress, e infine rabbia. 

Vogliamo parlarne?