Creatività e Leadership, consigli per un colloquio
Un bel po' di anni fa (purtroppo), da neolaureata e neomasterina sono stata assunta in Procter & Gamble dopo una lunga selezione a base di test e colloqui. (Quando mi chiamarono per comunicarmelo mi trovavo ancora al Master, e corsi ad avvisare i miei amici scaraventandomi giù dalle scale e rischiando seriamente di lasciarci l'osso del collo... Che bel momento).
Ma il ricordo più vivo di quella selezione riguarda la domanda più strana dell'ultimo colloquio, quello con la donna direttrice che avrebbe avuto l'ultima parola su di me in quel luogo, e la prima sul mio futuro: "Parliamo di creatività. - Prese il primo oggetto che trovò sulla scrivania - Questa NON è una gomma per cancellare. Che cos'è?"
"Cioè... vuole che inventi degli usi alternativi?"
"Sì, più o meno"
"Ehm, vediamo... - presi la gomma e cominciai a rigirarla e a stringerla (la creatività ha bisogno di stimoli fisici e tattili) - ...è un antistress, e posso farci esercizi di rafforzamento delle dita"
"uhmmmm. Risposta dovuta puramente alla tensione. Qualcos'altro?"
"certo. A scuola ci scrivevo su con la biro e ne facevo timbrini"
"ancora?"
"e' la sponda di un piccolo flipper"
"ancora?"
"(aiuto!!!)"
Siamo andate avanti così per un po'. Più lei incalzava, più le mie idee si facevano bizzarre, più la grande capa si scioglieva. Ho avuto la netta impressione che il mio modo di lasciare andare i pensieri in libertà la convincesse definitivamente, e dicesse quell'ultima parola su di me. Affidabile, certo, brava studentessa, ma soprattutto capace di pensare in modo creativo ("out of the box").
La creatività è uno dei requisiti che si dovrebbero sempre ricercare in una persona da assumere: semplicemente perchè indica la capacità di risolvere problemi. E quelli come sapete non mancano mai. Il primo mito da sfatare, dunque, è che per essere creativi occorra saper dipingere o aver scritto un romanzo: niente di tutto ciò. Occorre portare almeno un esempio (meglio se più di uno) di una situazione problematica risolta da voi grazie a un guizzo laterale del vostro cervello.
Passiamo al secondo requisito fondamentale. Tempo fa avevo introdotto un argomento di difficile definizione come la leadership. Un concetto che ha una grande ricchezza di significati e interpretazioni. In un'altra occasione, vari vostri commenti avevano introdotto un “evergreen” come il colloquio di lavoro. In seguito, alcune esperienze personali, alcuni sviluppi “editoriali” di VereMamme (le lezioni di marketing), e poi la lettura di Tribes, (l’ultimo spunto di un famoso marketing guru che parla di tribù, di ispirazioni e connessioni) mi hanno fatto pensare che potrei essere utile a qualcuno che si accinge a riflettere sulle proprie capacità per affrontare una prova come, ad esempio, un colloquio di selezione, un grosso cambiamento, una conversazione col proprio capo, o con qualcuno che deve approvare un suo progetto. Se dovessi riassumere le mie esperienze, sia come candidata, sia come selezionatrice, quello che ho sempre cercato di tirare fuori, la cosa più importante, in cui si riassumono tutte le capacità di una persona di far accadere delle cose (dopo averle creativamente pensate appunto), è la leadership. Allora perché non provare a raccontarla?
“La leadership non è difficile, il fatto è che sei stato addestrato per anni ad evitarla”, dice Godin.
Vero: è più facile sedersi ed aspettare che succeda qualcosa, seguire percorsi già visti, lasciare che gli altri prendano l’iniziativa, piuttosto che: prendersi il rischio di un’idea che non funziona (eppure non si realizza mai niente, senza questo), esporsi alle critiche (ma è impossibile piacere a tutti), sfidare lo status quo, in una parola concepire un’idea nuova e agire. E’ più facile il conformismo. La famiglia è di solito il primo ambiente in cui ci viene passato il messaggio: “stai nel seminato, che ti conviene”. E lo stesso fa la scuola.
Non sono qui per dirvi che alla prima occasione dovete dipingervi con toni esaltati come un leader carismatico, un vincente, secondo l’immagine stereotipata e molto anni '80 che di solito abbiamo di questi termini. Non abbiamo bisogno di fingere quello che non siamo o non vogliamo essere. Sono qui piuttosto per provare a calare nella nostra realtà questi concetti, esortarvi a riconoscere le capacità che già possedete, convincervi a diventare il primo vostro fan. Un solo consiglio quindi: trovate i vostri esempi personali, siate specifici, capite il vostro stile, e fatelo capire anche agli altri.
Ecco le domande che ho sempre posto ad aspiranti manager, uomini o donne, dando loro sempre del tu, perché sono stata abituata così. Spero vi possano tornare utili prima o poi, perchè secondo me alcuni criteri sono validi sempre, in qualsiasi professione.
- Cos’è la leadership secondo te? (questo presuppone che non ne esista un solo tipo)
- Mi racconti di un’iniziativa che hai preso, di un’idea che hai spinto e difeso? E qual è stato il risultato?
- Quando gli altri non collaborano per raggiungere un obiettivo, cosa fai? (e qui di solito scatta il racconto dei lavori di gruppo all’Università o al Master...)
- Mi racconti di una situazione di conflitto, e come l’hai gestita? (di solito la situazione di cui sopra sfocia appunto in una litigata di gruppo)
- Come gestisci tanti progetti e tante priorità?
- Cosa deve fare un capo per ispirarti, e al contrario, cosa non ti piace in un capo?
- E infine il famosissimo, e tanto odiato: parlami delle tue aree di forza, e delle tue aree di miglioramento.
Di solito condivo le domande con una certa insistenza per venire al punto velocemente, o con qualche ulteriore domanda di sfida per testare la sincerità ma anche la reazione alle pressioni. Certo, per sostenere un interrogatorio simile, occorre conoscersi abbastanza bene e rimanere saldi. Come si fa? Ognuno trova il suo modo. Qui vorrei prendere ispirazione da uno scambio di mail avuto con qualcuno a cui tengo, che ho trovato motivante, e che ha anche avuto un lieto fine.
1. visualizza e rivivi una situazione in cui hai sentito di aver ottenuto qualcosa di importante. Come l'hai ottenuto? grazie a quali tue capacità? preparati almeno un paio di esempi di situazioni di lavoro ma anche uno personale, e sii specifico sulle skills che hai azionato. Cita anche qualcuno che te le ha riconosciute in quelle situazioni. Sai che contano molto, oltre ai risultati personali e qualitativi, anche quelli quantificabili di business.
2. Rivivi una situazione in cui ti sei detto "ho fatto una schifezza" e fai un'analisi COSTRUTTIVA del perchè - cioè cosa puoi migliorare e soprattutto, come. Dimostra che hai in testa un piano di sviluppo personale.
Per esempio non hai una buona gestione del tempo? Detto così io mi spaventerei, perchè le persone che hanno difficoltà col tempo di solito entrano nel mio ufficio stravolte e stressatissime perchè hanno raggiunto il limite, in piena crisi lamentatoria, e sanno solo farmi sentire in colpa per aver dato loro troppe cose da fare. Mi mettono ansia e non sono propositive. Molto meglio dire (esempio specifico): sono così focalizzato su un progetto che talvolta rischio di perdere troppo tempo nei dettagli. Soluzione: ho cominciato a strutturare i progetti (..) in modo da confrontarmi periodicamente con boss/colleghi sulle priorità (etc etc). Anche se non hai cominciato ancora a lavorarci così, non fa niente. Comincia ora e dillo. Parla delle soluzioni. L'importante è mostrare che sai qual è il tuo limite, ma anche come lavorarci su, e portare dei primi esempi di miglioramento.
Sempre tanti esempi, l'importante è quello: dimostrano che parli per esperienza concreta, e non per teorie astratte.
3. veniamo a un punto critico: intelligenza emotiva, empatia e collaborazione. Preparati degli esempi che dimostrano infallibilmente come ti abbia aiutato a lavorare in team e a dirigere le persone verso i tuoi obiettivi, sia che tu avessi poteri gerarchici su di loro, sia (anche meglio) che non li avessi.
4. ora preparati il racconto di una situazione di conflitto e di come ne sei uscito con successo. i conflitti sono di due tipi: di vedute sul business, o di tipo personale/caratteriale. Non so in quale proporzione tu abbia sperimentato l'uno o l'altro. Un esempio di successo è quando tu capisci che dietro l'apparenza c'è un vero motivo più profondo, e riesci ad accomodare quello con una soluzione vantaggiosa per tutti e due. Per farlo occorre guardare una persona negli occhi e parlarne a fondo, e certo tu sai farlo.
Ora se per caso la tua prima reazione davanti a questi discorsi fosse "non ce la posso fare, non sono abbastanza brava", ti do un morso in testa. E’ una reazione naturale di timore di fronte a un compito, ma NON è la verità. Prenditi tempo e scava, comincia a riempirli con un po' di vita vera, la tua, e possiamo continuare ad approfondire.
Detto ciò, spero di stimolare in me stessa e in altre persone una efficace visione di se stessi, delle proprie idee, dei propri obiettivi, della propria personalità.
post idealmente dedicato all'iniziativa:
Il cervello di mamma e papà (di Genitori Crescono)
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Colloquio di lavoro,
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